Giulia, la figlia di Augusto

Oggi voglio portarvi indietro nel tempo, nella Roma imperiale, per parlarvi di una donna che, studiando storia romana, mi ha colpito come un pugno nello stomaco. Si chiama Giulia, è l’unica figlia naturale dell’Imperatore Augusto e la sua vita è il perfetto esempio di come la storia, scritta dagli uomini, possa masticare e sputare via le donne, anche quelle che sembrano avere tutto.

Giulia nasce in un giorno che sembra già una sceneggiatura drammatica: lo stesso giorno in cui suo padre, Ottaviano (il futuro Augusto), divorzia da sua madre biologica Scribonia per sposare Livia Drusilla. Fin dal primo respiro, Giulia non è una persona, è una pedina. Il padre la adora, sì, ma come si adora un bene prezioso da investire (il che non è però una novità nell’epoca e dobbiamo, seppur con fatica, non ragionare con il nostro parametro di giudizio). Augusto la fa studiare, la rende colta (amava la letteratura, dicono le fonti) e la educa con una severità maniacale.

La sua vita sentimentale fu un gioco da tavolo gestito dal padre: a 14 anni viene data in sposa al cugino Marcello, a 18 anni, rimasta vedova, viene data in sposa ad Agrippa, il generale braccio destro di Augusto, un uomo che ha 25 anni più di lei e alla morte di Agrippa (dopo averci fatto 5 figli seguendolo in giro per l’Impero), Augusto la costringe a sposare Tiberio, il figliastro che pare lei detesti (e il sentimento sembra essere reciproco).

Insomma una vita passata a cambiare marito per cementare le alleanze del padre. “La Repubblica e Giulia” erano le uniche due cose che Augusto diceva di amare. E le ha sacrificate entrambe alle sue ambizioni.

Poi, nel 2 a.C., succede l’impensabile. Giulia, la figlia di Augisto, il restauratore dei costumi morali, viene arrestata. L’accusa? Adulterio e tradimento. Augusto, che non perdonava nessuno quando si trattava della sua immagine pubblica, è spietato: racconta al Senato le vergogne della figlia, la chiama “il mio cancro”.

La spedisce in esilio a Ventotene. Oggi Ventotene è un paradiso turistico, ma immaginatevela allora: uno scoglio di meno di due chilometri quadrati. Le fu vietato il vino, le furono vietati i lussi, le fu vietata la compagnia maschile. Alcuni storici dicono che viveva in condizioni spartane, altri (sulla base di scavi archeologici di ville imperiali) che fosse un esilio dorato ma pur sempre una prigione. Fatto sta che lì rimase, isolata dal mondo, mentre a Roma il padre si augurava di “non averla mai generata”.

Giulia morirà anni dopo, a Reggio Calabria, forse di stenti o lasciandosi morire di fame, poco dopo che l’ex marito Tiberio (diventato imperatore) le aveva tolto ogni rendita. Una fine atroce per la donna più potente di Roma.

Le fonti antiche (tutti uomini: Velleio Patercolo, Seneca, Plinio) la descrivono come una donna lussuriosa (o meglio, una poco di buono), exemplum licentiae, una che collezionava amanti e sfidava la morale. Ma possiamo fidarci? Le fonti sulle donne antiche sono scarse e quasi sempre filtrate dallo sguardo maschile che divide le donne in due categorie: la matrona sottomessa o la meretrice pericolosa.

Forse Giulia era una ribelle? Una donna colta e intelligente che cercava spazi di libertà in un regime soffocante? O forse quegli “adulteri” erano in realtà riunioni politiche, congiure contro un padre ingombrante? O semplicemente, era una donna che cercava un briciolo di felicità fuori dai matrimoni combinati? Probabilmente non lo sapremo mai.

Comunque, se questa figura vi affascina, vi consiglio “Giulia, la figlia di Augusto” di Lorenzo Braccesi, edito La Terza. È una lettura interessante perché l’autore prova a ricostruire la sua figura fuori dagli schemi, dipingendola come una donna di spirito, una “contestatrice” dei valori ipocriti del padre, forse persino legata ai circoli letterari di Ovidio.

Però, attenzione. Come spesso accade quando le fonti scarseggiano, l’autore di “Giulia, la figlia di Augusto” si lancia in molte ipotesi e teorie che a volte sembrano più romanzo che storia, ma è un problema di difficile risoluzione: hanno voluto cancellare Giulia dalla memoria (damnatio memoriae), e ora per ritrovarla dobbiamo andare a tentoni nel buio.

Leggetelo per farvi un’idea, ma tenete acceso il vostro spirito critico. Non sapremo mai la verità assoluta su Giulia. Ma tra le righe della propaganda di Augusto, io vedo una donna che ha pagato il prezzo più alto per essere nata nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.

Fonti:
Lorenzo Braccesi “La figlia di Augusto” ed. La Terza

Geraci, Marcone, Cristofori “Storia romana” editio maior ed. Mondadori Education

Guido Clemente “Guida alla storia romana” ed. Mondadori

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